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Il terremoto del 1542 nelle carte del notaio Bartolomeo Terranova come terminus ante quem per una lettura storico-artistica di Scicli tra Medioevo ed Età Moderna

La ricerca si propone di approfondire gli studi riguardo la città di Scicli in epoca medievale estendendo l’interesse anche agli inizi del XVI secolo quando, un evento ancora poco scandagliato quale il sisma del 1542 colpì la Sicilia orientale e l’area iblea.

Allo stato attuale delle ricerche, un atto del notaio Bartolomeo Terranova conservato presso l’Archivio di Stato di Ragusa costituisce una preziosa testimonianza del terremoto negli iblei e, nello specifico dei suoi effetti su Scicli così da costituirne il terminus ante quem per una lettura storico-artistica della città tardo medievale.

Gli studi concordano su un primo incastellamento a partire dal IX secolo con l’inizio delle invasioni islamiche. In epoca basso medievale, la città rafforzò il suo carattere militare a difesa della costa meridionale dell’isola diventando, insieme a Modica e Ragusa, centro nevralgico della Contea di Modica.

A inizio Cinquecento, la facies medievale si integra con quella moderna grazie al contributo dei Conti, delle famiglie benestanti e degli ordini religiosi.

Dal confronto delle fonti archivistiche, storiografiche e dei documenti della Soprintendenza dei BB.CC.AA sez. di Ragusa, emerge un centro ben strutturato di cui oggi rimangono poche evidenze materiali visibili che tuttavia non mancano di sottolinearne l’importanza nelle dinamiche storiche del territorio ibleo tra Medioevo ed Età Moderna.