I Mercedari scalzi a Modica nel Settecento: testimonianze archivistiche e artistiche.
L’ordine dei Mercedari Scalzi vive a Modica la fase più intensa e significativa della sua vita religiosa nell’ultimo trentennio del Settecento, quando si concludono i lavori di costruzione del convento e si porta a compimento un programma di rinnovamento dell’apparato decorativo all’interno dell’annessa chiesa della Madonna delle Grazie.
Una ricca presenza di maestranze specializzate composta da decoratori, pittori e capimastri cambiano il volto della chiesa di “tutte le Grazie”, caratterizzando l’edificio come una chiesa mercedaria in cui si utilizzano le figure dei santi fondatori dell’ordine spagnolo e figure religiose come la Beata Marianna, entrata nel novero delle beate solo qualche anno prima che il pittore Giambattista Ragazzi realizzasse la tela con la beata in adorazione (1792).
Interessante è la corrispondenza delle tele modicane con gli stessi temi trattati per la prima volta nel convento della Merced Calzada a Siviglia dove a fissare l’iconografia dell’ordine era stato Francisco de Zurbaran nel Seicento.
I Mercedari di Modica operavano il “riscatto di siciliani cattivi” … “in Tripoli”, intrattenevano rapporti di vario tipo e scambi culturali con altri conventi della Sicilia, come quello di Mineo, San Cataldo, Vizzini, Palermo e fornivano sostegno economico ad altri conventi in caso di calamità come quello di Messina in occasione del terremoto del 1783.
Il convento e il ciclo pittorico di Modica sono sostanzialmente pervenuti integri fino a noi e ciò costituisce un fatto pressoché unico in Sicilia dove i conventi mercedari sono stati riconvertiti in edifici pubblici nell’ Italia postunitaria mentre i dipinti sono andati molto spesso perduti.
